By Angèle Lieby, Hervé Chalendar

Trasportata d'urgenza all'ospedale di Strasburgo in line with un malore, Angèle Lieby inizia advert avere difficoltà a esprimersi, poi perde conoscenza. Viene posta in coma farmacologico allo scopo di intubarla. Dopo quattro giorni, non si sveglia. Ma Angèle è cosciente e soffre senza poter reagire. in line with il personale medico, viene presto considerata morta. Ma ecco che accade un miracolo: una lacrima. Il 25 luglio, giorno dell'anniversario di matrimonio, sua figlia s'accorge che una lacrima le scende dagli occhi. Avverte il personale medico, che le risponde che è impossibile. Poi Angèle muove leggermente il mignolo. Inizia allora un lungo periodo di riabilitazione, che dura quasi un anno. Si tratta di un caso eccezionale in step with l. a. scienza: l. a. sua malattia è los angeles sindrome di Bickerstaff. Può scatenarsi dopo una comunissima infezione, come advert es. una rinofaringite. Il caso, come già detto eccezionale in line with los angeles scienza, è stato oggetto di presentazioni in diversi congressi di medicina.

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La passione secondo Thérèse

Milano, Feltrinelli,, 1999, eightvo brossura editoriale con copertina illustrata a colori, pp. 172 (piccole fioriture al taglio) .

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Ma se le mie torturatrici continuano, se rifanno la stessa cosa, per questa volta, per piacere, mio Dio, risparmiami questo dolore. Credevo di essere forte, ma quando tornano saprò solo gridare, un grido ancora più atroce perché muto. Alcune sofferenze sono troppo pesanti per i vivi. La morte è molto più dolce… Ormai so anche cosa subiscono le bestie braccate: sono a caccia del minimo indizio. Il rumore abituale, di quelli che vanno e vengono, delle discussioni banali del personale, dei macchinari.

Di donne, di uomini. Brevi discussio-ni di ordinaria amministrazione. Parlano di camere, di pazienti. – Sei già andato nella 230? Sorrido dentro di me. Meno male. Tutto si sistema! Sono sempre in ospedale e non c'è stato nessun terremoto… L'edificio non è crollato e non sono sicuramente chiusa in un armadio, sono in una stanza come una normale paziente. Ma perché sono ancora ricoverata? Dopo gli impegni di routine, penso, verranno a visitarmi e mi apriranno gli occhi. Sono chiusi, ecco tutto, come anche la bocca.

Non c'è più speranza. Non funziona più niente, a parte il cuore. Nessuno reagisce. Nessuno si interroga. Nessuno si stupisce: come si può essere così categorici dopo così poco tempo? Perché un giudizio definitivo prima ancora di aver provato o tentato qualcosa? Perché non dare la possibilità alla speranza di aumentare? Di diventare più forte? La speranza è come la piccola fiamma di una candela minacciata dal vento; bisogna proteggerla con delicatezza, tenerla tra le mani, custodirla come un tesoro.

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