By Luciano Gallino

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La passione secondo Thérèse

Milano, Feltrinelli,, 1999, octavo brossura editoriale con copertina illustrata a colori, pp. 172 (piccole fioriture al taglio) .

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Ecco le imprese che vantavano la floridezza del proprio bilancio in un rapporto trimestrale dopo l’altro per poi dichiarare all’improvviso il fallimento; le operazioni di fusione e acquisizione da cui ci si riprometteva, in termini borsistici, che 1 piú 1 facesse 3, mentre finisce per fare 1 visto che in breve tempo è stato bruciato l’intero valore in borsa di uno dei due contraenti (o, se si preferisce un altro metodo di calcolo, il 50% del valore di mercato di tutt’e due); i presidenti e amministratori delegati che avevano chiesto e ricevuto compensi annui astronomici, fino a 1000 volte la retribuzione annua dei loro dipendenti, perché creduti capaci di esaltare le prestazioni economiche dell’impresa, mentre queste si sono rivelate catastrofiche; altri manager che vendono di nascosto le azioni che posseggono della loro società, sapendo perfettamente che questa è prossima al tracollo, mentre raccomandano ai dipendenti di tenersele e anzi di continuare a comprarne, al fine di sostenere le sorti dell’impresa.

La voce registrata aggiungeva: «Sfortunatamente non ci sono proprio i fondi per pagare gli stipendi di maggio». Gli impiegati che non si sentirono richiamare sono stati circa 2500. – La chiusura parziale o totale, oppure la delocalizzazione effettiva o minacciata per avere in cambio maggiore flessibilità, di unità produttive efficienti sotto il profilo tecnologico, con il bilancio in attivo e buone prospettive di mercato, operata da gruppi multinazionali che adducono vari motivi: altre unità del gruppo conseguono utili piú elevati; a causa della fusione con un altro gruppo il tale stabilimento o reparto è diventato un doppione superfluo; il provvedimento è necessario nel quadro di una razionalizzazione complessiva delle produzioni del gruppo.

Ad un costo peraltro di alcune migliaia di miliardi per le banche coinvolte, sostenuto in parte nel 1993-94 e in parte nel decennio successivo. Ai disastri economici si sono affiancate l’erosione dei diritti dei lavoratori, la proliferazione delle occupazioni precarie e dei lavori informali, la moltiplicazione dei lavoratori poveri, sia nei paesi sviluppati che nei paesi in via di sviluppo. Dove nelle «zone franche di trasformazione ed esportazione», ad esempio, vi sono aziende con decine di milioni di dipendenti che lavorano per conto delle maggiori corporation nordamericane ed europee, onde assicurarne la competitività.

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