By Gianluca Carofiglio

E una primavera strana, indecisa, come l'umore di Guido Guerrieri. Messo all'angolo da una vicenda personale che lo spinge a riflettere sulla propria esistenza, Guido pare chiudersi in sé stesso. Come interlocutore preferito ha il sacco da boxe che pende dal soffitto del suo soggiorno. A smuovere l. a. situazione arriva un cliente fuori del comune: un giudice nel pieno di una folgorante carriera, suo ex compagno di università, sempre primo negli studi e nei concorsi. Si rivolge a lui perché lo difenda dall'accusa di corruzione, los angeles peggiore che possa ricadere su un magistrato. Quasi suo malgrado, Guerrieri si lascia coinvolgere dal caso e a poco a poco perde lucidità, lacerato dalla tensione fra regole formali e coscienza individuale. In un susseguirsi di accadimenti drammatici e squarci comici, advert aiutarlo saranno l'amico poliziotto, Carmelo Tancredi, e un investigatore privato, un personaggio difficile da decifrare: se non altro perché è donna, è bella, è ambigua, e gira con una mazza da baseball.

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Milano, Feltrinelli,, 1999, eightvo brossura editoriale con copertina illustrata a colori, pp. 172 (piccole fioriture al taglio) .

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I nostri occhi si incontrarono per qualche secondo. Poi lei distolse lo sguardo. – Credo fosse il lunedí. – Grazie. Ora vorrei sottoporre alla sua attenzione questo documento. È un tabulato del traffico telefonico del cellulare dell’imputato. Per essere piú precisi: del cellulare che il signor Bronzino aveva in uso all’epoca. Da questi tabulati risulta una telefonata di cinque minuti e ventitre secondi a un’utenza di Milano nella tarda serata del 6 marzo 2006. Questa utenza corrisponde all’albergo Royal, di cui abbiamo parlato un attimo fa.

Sembrava quasi stessero scappando. – Allora ci ritiriamo. Prego le parti di non allontanarsi dai dintorni dell’aula, non ci vorrà molto –. E si infilò nella camera di consiglio seguito dalle colleghe. In effetti non ci volle molto. Non facemmo in tempo a toglierci le toghe, a uscire nel corridoio, a lasciarci sfiorare dal flusso ininterrotto di poliziotti, carabinieri, testimoni, cancellieri, perdigiorno, avvocati, agenti di custodia, imputati in catene, che la campanella suonò per avvertirci che i giudici stavano già rientrando.

Mi è parso di ricordare che i rapporti nell’ambiente fossero meno brutali, meno… volgari, appunto. Poi mi sono interrotto, mi sono pizzicato e mi sono detto che stavo rimbambendo, che stavo facendo quello che avevo sempre trovato patetico negli altri. – Rimpiangere il passato? – Già. Rimpiangere il passato come se fosse l’età dell’oro. Uno rimpiange la propria giovinezza e magari quando ci stava in mezzo pensava che fosse uno schifo. Sai, l’incipit di quel romanzo di Paul Nizan: «Avevo vent’anni.

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