By Vittorio Ingegnoli

L’ecologia del paesaggio biologico-integrata, o meglio “Bionomia del Paesaggio”, si propone come un atto di rifondazione della disciplina iniziato dall’Autore una dozzina di anni fa, con l’appoggio di Richard Forman, basato sul riconoscimento del paesaggio come specifico livello dell’organizzazione della vita sulla Terra. A scala territoriale, in un determinato ambito geografico, il “paesaggio” si definisce come “integrazione di un insieme di comunit? vegetali, animali ed umane e del loro sistema di ecosistemi naturali, seminaturali e antropico-culturali in una certa configurazione spaziale”, cio? come sistema iper-complesso che costituisce una entit? vivente: non un insieme incoerente, quindi, di aspetti e di tematiche separate (acqua, aria, suolo, specie, inquinamenti) tra cui si possano trovare delle interrelazioni! Ci? porta, inevitabilmente, notevoli cambiamenti nelle modalit? di valutare e gestire l’ambiente. Possiamo, infatti, riconoscere delle strutture e delle funzioni proprie di ogni paesaggio, ossia dei comportamenti peculiari che vanno oltre le classiche relazioni fra le componenti perch? dovuti a leggi sistemiche. Si pu? cos? parlare di uno “stato di salute” e di una serie di sindromi (o patologie) del paesaggio. Questo fatto ? assai rilevante, perch? si ? dimostrato che le alterazioni patologiche di un paesaggio, o di una sua parte, possono influire sulla salute umana, anche in assenza di inquinamenti! Prestiamo attenzione al fatto che si pu? intervenire sul territorio con le migliori intenzioni causando invece un danno! Ne consegue l. a. necessit? di studiare le “unit? di paesaggio” con un metodo “clinico-diagnostico” e di considerare gli ecologi come “medici” dei sistemi ecologici, cio? “ecoiatri”.

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La passione secondo Thérèse

Milano, Feltrinelli,, 1999, eightvo brossura editoriale con copertina illustrata a colori, pp. 172 (piccole fioriture al taglio) .

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Anche se ciò è comprensibile da parte di un fisico teorico come lui, tuttavia si tratta un’affermazione riduzionista. L’epistemologia di Einstein parte dall’esperienza (E) e propone un insieme strutturato di ipotesi teoriche (A, assiomi), destinato a spiegare E. La teoria individuata dagli A permette di derivare logicamente una serie di conseguenze (S) che verranno poi messe a confronto con E. Il risultato del confronto permetterà di valutare l’adeguatezza delle ipotesi teoriche A. Si noti che il solo passaggio da A a S è un’inferenza logica, mentre per gli altri due (E⇒A ed S⇒E) l’inferenza è prevalentemente intuitiva, cioè è una libera costruzione concettuale.

Esso vuole evitare la metafisica, ma parte proprio da un preconcetto di tipo metafisico, come nel “materialismo dialettico”; inoltre, non volendo considerare la verità come assoluta, degrada la capacità di conoscere, come evidenziano importanti considerazioni epistemologiche, ribadite da studiosi come Konrad Lorenz e Karl Popper (1985) e, più di recente, da Giorgio Israel (2008). Forse il più grande limite del metodo scientifico moderno dipende dal fatto che i principi adottati dalla scienza del moto (la meccanica), a partire da Galilei, seguito da Newton, Leibnitz e Laplace, divennero il modello di ogni forma possibile di scienza (secondo la scala gerarchica: matematica, fisica, chimica, biologia, psicologia e sociologia).

23 • reimposta in chiave ecologica i principali criteri e metodi di intervento ambientale (per esempio, pianificazione, conservazione biologica, valutazione ambientale strategica (VAS)). È innegabile che il progredire dei paradigmi scientifici della seconda metà del Novecento abbia aiutato a comprendere il paesaggio come sistema biologico. Si è potuto constatare che tutti i sistemi viventi seguono una termodinamica di non equilibrio e si possono definire come complessi, gerarchici, dinamici, adattativi, autotrascendenti, autorganizzanti, dissipativi ecc.

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